U.O.E.I.
UNIONE OPERAIA ESCURSIONISTI ITALIANI
Sezione "Antonio Tessa" - RIPA DI VERSILIA
 
Appennino ABETONE - VICO PANCELLORUM
Traversata
Percorso:Dal paese di Abetone a Vico Pancellorum Segnaletica:biancorossa CAI segnavia 00, 509, 100, 8
Dislivello: m.circa500 in salita e 1240 in discesa Tempo di percorrenza: ore 9 circa
Classificazione: EE Allenati Punti sosta:Rifugio Lago Nero (verificare se aperto)
Acqua: Abetone, nei pressi del Lago Nero, all'inizio del sentiero segnavia 8 Periodo consigliato:dalla primavera inoltrata all'autunno solo se non c'è neve
A volte un semplice gesto scaramantico che solitamente archiviamo con noncuranza può risolvere al meglio una situazione. Non ci credete? Allora leggete qua! La traversata Abetone - Vico Pancellorum era gia in programma l'anno scorso, esattamente il 13 giugno. Venne annullata perché all'arrivo all'Abetone fummo accolti da un violento nubifragio. Quest' anno abbiamo deciso di reinserirla nel programma spostando però la data, per scaramanzia, di una settimana. Sapete che tempo faceva domenica scorsa? Pioveva! Comunque quest'oggi il tempo è bello ed è tornato anche il caldo anche se nel pomeriggio è prevista qualche nuvola che non ci preoccupa più di tanto. Vico è situato sulla riva destra del torrente Lima, a circa 650 metri di altitudine, e da ogni angolo si può godere di bellissimi panorami; inoltre è molto facile incontrare per strada alcuni esemplari delle tante specie di animali selvatici presenti nell’Oasi Balzo Nero, che prende il nome dal monte su cui è adagiato il paese. Il curioso nome di questo antico borgo è di origine romanica, mentre la struttura è presumibilmente dell’epoca medievale; non esistono certezze assolute in quanto è rimasto molto poco del paese originario.
Partenza alle 6,30 da Ripa per raggiungere l'Abetone, la nota località sciistica dell'Appennino da dove inizierà la traversata. Partiamo in orario, ma vuoi per il traffico, vuoi per la strada, arriviamo in leggero ritardo; siamo pronti per partire solo alle 9.
E' nostra intenzione raggiungere le creste per poi proseguire, sempre mantenendoci in cresta, verso il Balzo Nero. Ci incamminiamo lungo la pista da sci a fianco dell'edificio comunale affrontando subito una ripida salita. Il massimo dislivello viene infatti superato nel primo tratto per poi proseguire sostanzialmente alla stessa quota per un lungo tratto, scendendo infine verso il Balzo Nero e il paese di Vico Pancellorum. Il cielo è lievemente velato e il sole si fa subito sentire, il ricorso alle protezioni è obbligatorio per evitare scottature; la temperatura sarà discretamente alta.
Il gruppo, siamo in 24 partecipanti, si divide subito in due con i più incuranti che salgono seguendo la linea più logica e altri che invece cercano quel poco di ombra che oggi riusciremo a trovare. Quantomeno fino alla Selletta perché da li in poi più nulla, solo sole! Saliamo rivivendo con la mente le esperienze che molti hanno vissuto in inverno lungo questi crinali. Superata la prima ripida salita pieghiamo a sinistra addentrandoci nei faggi, che ora hanno sostituito gli abeti, seguendo la strada di servizio degli impianti. Incontriamo subito le tracce di quei frequentatori della montagna a cui ci onoriamo di non appartenere: lattine e bottiglie di plastica segnalano il passaggio dell'inciviltà che chiamano turismo!
Raggiunta la Selletta (m. 1690) ci fermiamo per ricompattare il gruppo, salendo lungo la pista non ci siamo infatti preoccupati. Le fioriture cominciano ad essere veramente interessanti, chiunque abbia con se una macchina fotografica non perde di vista Erio nella pressoché vana speranza di catturare qualche immagine come solo un fotografo professionista sa fare. Inizia un'estenuante, per noi, caccia fotografica alle farfalle che cerchiamo di immortalare sui fiori. Dopo qualche scatto interessante riprendiamo il cammino verso il Monte Gomito, da ora in poi con gli ultimi alberi oramai alle nostre spalle non troveremo più ombra. Siamo ora sul sentiero (segnavia 00) malamente segnalato ma comunque facile da seguire, basta seguire la strada di servizio degli impianti di risalita. Fa un gran caldo quando alle 10,30 arriviamo in vista della stazione terminale della funivia, caldo appena mitigato dalle nuvole che a tratti velano il sole. Dal Monte Gomito (m. 1892) proseguiamo proseguiamo seguendo inizialmente la recinzione degli impianti, in discesa, dirigendoci verso i Denti della Vecchia (m.1843)- Davanti a noi possiamo ammirare il Monte Rondinaio e il Monte Giovo alla destra, mentre alla nostra sinistra buona parte del percorso che dovremo affrontare ; forse è meglio non pensarci!
I Denti della Vecchia costituiscono il primo tratto veramente impegnativo, alcuni passaggi vanno infatti superati arrampicando all'indietro mentre altri sono in forte discesa su un sentiero pieno di pietrisco dove si può facilmente cadere. Il sentiero è ora ben segnalato con segni bianco-rossi (segnavia 509), e blu un po' sbiaditi a ricordare che comunque siamo in cresta. Ci dirigiamo ora verso l'Alpe delle Tre Potenze scendendo però verso la vallata e il Lago Nero che scorgiamo in lontananza. Il Lago Nero è un laghetto di origine glaciale posto in una "conca" dovuta alla sovraescavazione di un antico ghiacciaio. Nel lago (il nome deriva dal cupo riflesso delle sue acque) vivono due varieta' di tritoni, l'alpino ed il crestato e sulle sue sponde Ë possibile osservare una varietà di aglio e le velenose bacche rosse del mezzereo molto simili al ribes. Vicino al lago c'è un piccolo rifugio (non custodito) le cui chiavi sono reperibili presso il CAI di Pistoia. Il sentiero diventa subito più agevole, le rocce lasciano il posto alla brughiera. Avvicinandoci ci rendiamo conto della motivazione del nome, il fondale scuro conferisce alle acque un colore assai vicino al nero. Attraversiamo la zona umida, ora asciutta, invasa dall'erba cipollina; impossibile non calpestarla, emana un odore così intenso da essere fastidioso che ci accompagna fino al lago. Vorremmo bagnarci ma basta un'occhiata distratta per notare certi movimenti sospetti, l'acqua è piena di sanguisughe. E' meglio metterci alla ricerca dei tritoni che sappiamo abitano questi laghi. Siamo fortunati una colonia si lascia tranquillamente ammirare mentre nuota tra la vegetazione. L'attiguo rifugio è aperto ma noi siamo così presi dallo spettacolo della natura che ce ne dimentichiamo riportati alla realtà solo dalla necessità di rifornirci di acqua alla fontanella poche decine di metri a monte del rifugio. Ben presto dobbiamo riprendere il cammino, sono le 11,30 e siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Imbocchiamo il sentiero (segnavia 100) incontrando un ruscelletto di acqua chiara e fresca e, soprattutto, priva di sanguisughe; ora si che possiamo rinfrescarci. Con passo più svelto procediamo verso Foce di Campolino affrontando praticamente l'ultima salita; dalla foce in poi il sentiero è sostanzialmente in discesa. L'umidità della zona non poteva che favorire gli insetti, mosche soprattutto, che ora sono fastidiosissime pur offrendo uno spettacolo unico. E' veramente divertente vedere arrivare gli escursionisti avvolti in una nuvola di mosche attratte dal sudore che impregna capelli e cappellini. Certamente meno divertente per i malcapitati che oltre ad essere infastiditi dagli insetti vengono anche presi in giro dagli amici che non si lasciano sfuggire l'occasione per chiedere come mai le mosche volino sempre intorno a certe persone avanzando maleodoranti ipotesi tacendo che loro si sono abbondantemente spruzzati di repellente.
Sono le 11,20, qualcuno inizia a lamentarsi ma visto il ritardo e le nuvole che cominciano a salire da levante è meglio proseguire senza indugio. Evitiamo di salire in cresta aggirando il colle scendendo verso il Rifugio Campolino per poi risalire verso il Poggione (m. 1771).
Il valico è un passaggio suggestivo: un intaglio tra le rocce coi resti di antichi manufatti. Subito dopo il valico si deve scendere leggermente per aggirare i resti della recinzione di vecchi impianti oramai in disuso ma mai smantellati, e risalire verso la cresta. Alle 13 siamo sul Poggione dove fermiamo per il pranzo. Un leggero venticello e qualche nuvola che vela il sole rende più piacevole la sosta, unico problema trovare un posto senza cespugli di ginepro che tappezzano tutto il crinale rendendo impossibile sedersi, accidenti come bucano! La pausa pranzo uoeina è sempre un momento topico di ogni escursione coi forzati della barretta che cercano un posto riparato dal vento ma comunque il più panoramico possibile, magari anche in cima ad un baratro e i golosoni che cercano un luogo soprattutto comodo per pasteggiare con tutta calma regolarmente interrotti dal capogita che suona la sveglia che oggi suona assai presto, perché nuvole temporalesce si addensano sulla catena e siamo solo a metà percorso.Scendiamo verso una foce dove campeggiano i resti semidistrutti ma mai rimossi degli impianti di risalita che un tempo servivano le pista da sci.
Sulla foce è stato edificato un significativo, quanto assai indecifrabile nelle forme, monumento a ricordo dei partigiani della Brigata Pippo che su queste montagne condussero una dura lotta contro i nazifascisti. Improvvisamente il sentiero, finora sempre ben segnalato, sembra scomparire; evidentemente poco frequentato è invaso dalla vegetazione con segni rari e quasi invisibili. Sappiamo che si deve procedere sostanzialmente di cresta perciò seguiamo la linea più logica ritrovando ben presto i segni bianco-rossi. Bisogna fare attenzione solo ad un bivio che può ingannare; non è segnalato in alcun modo, si deve procedere dritto senza cadere nella tentazione di piegare a sinistra su quello che sembra il percorso più logico che invece si perde nel bosco. In un continuo alternarsi di sali e scendi aggiriamo il Colle dell'Uccelliera (m. 1656) seguendo una traccia abbastanza evidente che spesso si perde tra la vegetazione per riapparire pochi metri dopo. Lasciata la vegetazione del versante nord ci inoltriamo sui prati del versante sud con un sentiero che ora torna ad essere ottimamente segnalato. Alle 14,50 siamo all' Uccelliera, in lontananza, molto, scorgiamo l'inconfondibile cresta del Balzo Nero e ancora più in lontananza il campanile di Vico Pancellorum. Alle indicazioni del CAI si aggiungono quelle del GEA a dire il vero piuttosto allegre quanto a tempi di percorrenza. Il tracciato ritorna sul versante nord riaddentrandosi nel bosco mentre l'arenaria lascia il posto alla dolomia; stiiamo infatti abbandonando i contrafforti appenninici per passare ai rilievi che lo separano dalle Apuane che torniamo a scorgere in lontananza. I pendii perdono la dolcezza appenninica per assumere caratteri più simili a quelli alpini. Improvvisamente ci troviamo in cima ad un dirupo nella totale assenza di segnaletica.
Si deve scendere nel bosco senza seguire un percorso preciso, da'altronde la faggeta non presenta pericoli. Dopo poco si incontra una traccia e qualche raro segno, scendiamo ancora fino al sentiero che seguiremo fino ad un bivio dove si deve prestare attenzione. Alcuni segni sembrano indicare la necessità di svoltare a sinistra ma è solo un vecchio sentiero che conduce a Pian di Novello; si deve andare invece sempre dritto. Alle 16 siamo a Piano degli Agli, un incantevole pianoro attrezzato con tavoli e panchine e un fabbricato che in caso di necessità può fungere da ricovero d'emergenza. Facilmente raggiungibile da Pain di Novello ogni anno in agosto ospita la festa della montagna. Molto bello l'altare realizzato con un tronco di faggio e un'imponente lastra di arenaria. Da qui inizia la discesa che ci porta ad aggirare il Balzo Nero e alla strada carrozzabile per Vico. L'attacco del sentiero (segnavia 8) non è affatto evidente dal pianoro, tuttavia tenendo come riferimento il Balzo Nero la si trova con f una certa facilità. Anche se non molto frequentato è agevole, non è ben segnalato ma si cammina su una traccia profonda ben difficile da perdere.
E' interessante segnalare la presenza di acqua a pochi minuti, poco più di un rigagnolo che scende lungo una fenditura della roccia presente però tutto l'anno. Siamo quasi all'asciutto, oggi nonostante qualche nuvola la temperatura è stata davvero alta facendoci sudare molto, ne approfittiamo per riempire le borracce visto che ci attendono ancora due ore di marcia con le gambe che cominciano a risentire delle lunga discesa. Perdendo quota la sterpaglia lascia nuovamente il posto ai faggi, con ben poca convinzione tutti quanti lanciamo sguardi furtivi al sottobosco perché questa è zona da funghi, recentemente ha piovuto, non si sa mai. Ogni occasione è buona per solleticare i funaioli del gruppo che restano a bocca asciutta, trovare due bei porcini non sono loro. Dopo tanta fatica almeno il risotto è assicurato.
Il gruppo procede ora frazionato coi più stanchi che restano attardati. Quando raggiungiamo il biviop col sentiero che conduce in cresta al Balzo Nero ci accorgiamo che è al lavoro una squadra del CAI che sta rifacendo la segnaletica. Il sentiero non solo è ottimamente segnalato ma è anche stato ripulito da poche ore; una vera pacchia camminare su un tracciato con l'erba appena falciata e coi tratti più sciupati appena rimessi in sesto. Scendiamo ora in piccoli gruppetti attenti solo al panorama con lo sguardo rivolto alle rocce del Balzo Nero perché dobbiamo proprio ammetterlo, un pensierino ce l'avevamo fatto.
Il sentiero termina sulla strada forestale che bisogna seguire per un tratto fino ad incontrare la carrozzabile. Stanchi e accaldati scorgiamo un tubo dell'acquedotto e, gioia infinita, un rubinetto da cui sgorga dell'acqua dal sapore non proprio invidiabile ma tanto, tanto fresca. Una bella rinfrescata ci voleva proprio, il caldo sembra non volersene andare ma la meta è ora vicina. Ancora pochi minuti e scorgiamo la sagoma del pullman, è la fine di una bella faticata. L'autista ci saluta preoccupato per il ritardo, soprattutto perché quando ha parlato delle nostre intenzioni con la gente del posto gli hanno risposto increduli che eravamo dei pazzi. Chissà che avrebbero pensato se avessero saputo che ancora prima di terminare la traversata odierna gia prendevamo accordi per la prossima camminata!

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